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Trollare sui Monti

‘La classe politica è lo specchio della società’

Al bar, stamattina. Una signora chiede al barista lo scontrino delle cose che ha preso. Il cassiere glielo porge, facendole notare che lui lo scontrino gliel’aveva battuto, ma lei lo non l’aveva visto e l’ha lasciato sul bancone. La signora sorride, serena, e risponde “mi scusi, sono una sbadata. Ma pensi lei, fino a qualche mese fa dello scontrino non me ne fregava niente. Oggi invece ne faccio collezione!” Il barista sorride, porge il cappuccino alla signora e le dice: “fa benissimo, signora!”

Mario, cosi mi intimorisci.


Una volta c’era #Wired

Ed era bello. Si leggeva volentieri, era pieno di curiosità, informazioni, innovazione. Oddio non sempre era sul pezzo, ma ci poteva stare per una rivista mensile. Poi l’editore Condé Nast decise che era troppo bellina come rivista, troppo pulita, insomma, era una cosa seria che non poteva andare bene nella bell’epoque berlusconiana. Signori miei, adesso si vive di tette culi e belle fighe, mica ‘ste puttanate nerd! E quindi il bravo direttore lasciò, facendo spazio ad un’altra persona, brava uguale credo, che si piegò ai voleri della casa editrice. Cosi da pagina 145 a pagina 149 del numero di questo mese si da libero sfogo alla marchetta-fetish-sexy-telafaccioannusarechecosit’arrapi che di wired non c’ha un cazzo ma, nello stesso tempo, si capisce che il cazzo ha nettamente soppiantato il cervello nel marketing, e quindi giú a bombardarlo di pubblicità zeppa di fregne che magari fa piú effetto.

E di Napolitano uomo dell’anno non ci voglio nemmeno pensare. Credo basti dire che il discorso di capodanno, quello che apre l’articolo, era stato pubblicato su youtube con i commenti bloccati. Cosa molto wired questa, eh?!


Vivo in un brutto Paese

Non so come ci riesco, ma ancora mi stupisco. Bestie ignoranti, nella rivoluzione che vorrei voi (e non intendo solo Feltri e company, ma tutta la categoria di giornalai, di certo non giornalisti) sareste i primi a crollare, ad essere distrutti. Altro che tagliamo gli stipendi ai parlamentari: iniziamo a non finanziare più i quotidiani, lasciamoli morire nella loro stessa merda.


La Guerra

Quindi è guerra. Che si voglia o no, che si abbia una forza di terra o no, che ci sia un’occupazione del Paese o no, è in ogni caso Guerra.

Io mi sento sempre male. Perché sono profondamente convinto che sia sbagliato. Che non ci sia un senso, a questo e agli altri mille attacchi. Perché a farne le conseguenze non è il dittatore di turno, no, non è mai lui, ma è la popolazione, quella che disperatamente si sta cercando di difendere, quella che noi supportiamo. Ma in che modo supportiamo? Bombardando il loro dittatore mentre gli vendiamo le armi che usa per trucidare il suo popolo che cerchiamo di difendere? Ma non è un cane si morde la coda?

 

Io non lo so se la soluzione sia quella giusta. Io non lo so, lo ammetto. Ma credo che anche Voi abbiate le idee abbastanza confuse, non come me, ma quasi.

 

Dentro di me è in atto una tumultuosa cavalcata di sentimenti contrastanti tra loro. L’unica cosa che vorrei fare ora? Andare lì e fotografare il male, il bene, la sofferenza e la felicità, la morte e la nuova vita.

 


La farsa della festa

Oggi 17 marzo 2011 si festeggia il 150° Anniversario dell’ Unità d’Italia.

È una farsa dai. Non mi raccontate palle. Tutto sto fiorire di avatar verdi-bianco-rossi nei social network. Tutti ‘sti drappi svolazzanti alle finestre tirati fuori dal cassetto in anticipo rispetto al solito mondiale di calcio, l’unica vera manifestazione nella quale ci sente un po’ tutti uniti. Tutta quest’aria inquinata dall’ipocrisia non soffoca anche voi? Io mi sento morire.

Perché state pensando di festeggiare l’ unità di un paese (minuscola voluta) che ha regioni che si sentono parte di Germania ed Austria, altre che si sentono parte di una nazione che non esiste come la Padania, altre che si sentono indipendenti e basta, e con un sud che si può fare altro che sentirsi solo.

E poi, biechi come siete, lobotomizzati dalla disinformazione, piangete per una tragedia, quella del Giappone, politicizzando il tutto, fondando campagne per il no al nucleare basate esclusivamente sulla paura e sul terrore, quando esistono millemila buoni motivi per dire no al nucleare.

E mentre voi, imperterriti, pregate per il Giappone, una costola del vostro paese piange da due anni per una ricostruzione che non avviene, per un centro città presidiato dall’esercito, per l’infiltrazione della camorra nel dopo-disastro. Piange, l’ Abruzzo. Perché voi vi siete dimenticati di loro.

Ed ecco, allora, io il 17 di marzo 2011, anziché sentirmi italiano, io mi sento Abruzzese. Io, il 17 di marzo del fottuto 2011 vorrei avere la forza e la possibilità di poter andare nel cuore di questa Italia, per urlare dal profondo del mio cuore che io non mi sono dimenticato, che io, mezzo piemontese e mezzo terrone, questo post lo sto scrivendo con le lacrime agli occhi e la desolazione nel petto, che io vorrei festeggiare davvero il 17 marzo, il centocinquantesimo dell’italia, perché l’italia è una sola, e non è il nord, non è il sud, non siete voi, non sono loro, ma siamo tutti, cazzo.

 


Repubblica.it è una vergogna

Ditemi dove avete visto i mille morti. Ditemi dove li avete trovato questa notizia. Ditemi quale agenzia di scimmie cannaiole ha battuto questa notizia.

Scalfari, vecchio bacucco: sai che una volta avevo una stima di te che metà bastava? Ecco, ora mi fai schifo. Te e la tua combriccola di deficienti, siete messi peggio dei vari Feltri, Signorini, Sallusti, Minzolini, Belpietro.  Una vergogna senza senso.

E il virgolettato poi…come se fosse la dichiarazione di qualcuno. Poi si legge il testo e non viene detto neanche una volta. Probabilmente era una citazione di tua sorella…

Fatela finita, merde.

 

Edit: per amor i giornalismo bisogna dire che il IlPost.it dell’eccellente Luca Sofri riporta che l’ultimo aggiornamento della polizia giapponese delle ore 22.00 (nostrane) ha portato il numero dei morti a 184, 722 feriti e 530 persone disperse.

Grazie Luca per farci ancora vivere del buon giornalismo.


In Libia

 

Non ho molto da dire, se non che i militari hanno sparato contro i manifestanti con i proiettili a sinistra.