Papà, ma tu dov’eri?

Ho sempre avuto il pallino della politica. Non so per quale motivo. Tutto è iniziato l’11 settembre 2001. Attentato alle Torri Gemelle. Pochi mesi dopo si dichiarava guerra all’ Iraq. E non capivo già allora il nesso. Furono le prime manifestazioni che feci. Mi ricordo che mio padre si incazzò come una bestia, perchè non voleva che io manifestassi. Diceva che non mi avrebbe fatto la giustificazione per la scuola, diceva che mi mandava a lavorare in fabbrica. Diceva un po’ un sacco di cazzate.

Andai e fu bellissimo. Li naque la mia vena politica. Mi misi in mezzo a tutto il movimento sociale che c’era. Tutto quello che poteva essere fatto, io lo facevo. Ho sempre battagliato io per i diritti della mia classe. Leggevo i quotidiani mentre gli altri ci provavano con le ragazze carine della scuola. Volevo diventare giornalista. E più diventavo grande e più le mie idee si rafforzavano. L’ateismo, l’anticlericalismo. Ricordo che mia mamma un giorno mi chiese se io credevo in Dio. Le risposi di no, e che odiavo lo stato della Chiesa. Rispose con le lacrime agli occhi che io non ero suo figlio. Sono sempre stato orgoglioso di me, delle mie idee, delle mie scelte. Facevo il figo quando, all’università, se si cercava il mio nome su google uscivano come primi risultati i miei articoli per il giornale universitario.

Sono sempre stato orgoglioso di me. Già. E ora?

E ora ho una paura. Ho paura di perdere la stima di me stesso. Perchè si, (solitamente) parlo bene, chi parla di politica con me esce sempre un po’ bastonato. Però cosa sto facendo? Nulla, scrivo due righe sul blog, qualche riga in più sui vari social netwok. Ma oltre a quello? La battaglia dov’è? Sto perdendo miseramente contro la vita.Perchè io non sono questa persona qui. Quella che scrive due righe e poi non fa nulla.

Sai a cosa sto pensando? Penso al fatto che io ho un po’ di pena per mio papà. Diciamocelo, è una persona meravigliosa, che mi ha sempre fatto crescere, e ha sempre fatto di tutto per me. Ma quanto io gli chiesi dov’era nel ’68, cosa pensava durante gli anni di piombo, cosa faceva quando c’era Tangentopoli, e se ne ricordava qualcosa, la sua risposta è sempre stata l’opposto di quello che volevo sentire. Non ha mai fatto nulla. Papà, ma tu dove cazzo eri quando bisognava costruire le basi dell’italia vera? A casa eri.

E se tra 20 anni i mie figli mi chiederanno la stessa cosa? “Papà, dov’eri quando questi distruggevano il nostro futuro? Dov’eri quando c’era da ricostruire l’ Italia, quando era da riforgiare tutto quanto?”

Io voglio che la risposta sia: “ho combattuto per voi, tesori miei. Quando l’ultima cosa che pensavo era avere prole, io combattevo già per Voi, per far si che il mio, il vostro, il nostro futuro fosse migliore.”

Ancora meglio, io voglio che i miei figli non abbiano l’occasione di farmi queste domande. Voglio che i miei figli non debbano sentirsi come mi sento io ogni giorno, quando accendo il computer e leggo le notizie. Non voglio che si sentano presi in giro, annichiliti da un potere opprimente che non ha capito che il paese si guida, non si governa.

E’ per questo che ho deciso di tuffarmi, perchè questo paese deve cambiare. Ma non cambierà mai se starò con le mani in mano. Da qui ad un anno devo esser dentro la politica vera, non quella dietro alla tastiera.

Ve lo prometto.

Dedicato a Elisabetta, Beatrice, Achille.

p.s: scritto di getto, riletto poco. Abbiate pazienza

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